giovedì 28 agosto 2014

Frammenti...

Darlene volava. 
Volava con la mente, volava e il paesaggio che si trovava davanti la riportava ai prati verdi e isolati, stranamente soleggiati della Scozia di pochi giorni prima; volava sui suoi castelli imponenti e sulle sue rocce lanciate in picchiata nel mare ghiacciato. Volava sulle pecore felici, beate e belanti sdraiate sulle strade che correvano per chilometri e chilometri, ricordando alla natura che gli umani sono sempre presenti. Ma a lei non importava, mentre volava. Le importava solo di lui, del volo, di loro. I ricordi della Scozia non l'avevano ancora lasciata, dai magnifici paesaggi di cui si era innamorata alle morbide lenzuola degli hotel, in cui si faceva cullare dalle sue braccia affettuose. Pensava alla stupidità dell'amore, e capiva sempre più che amore voleva dire amare questa stupidità.
Volava dentro di sé, partiva cosciente dal suo cervello e seguendo i nervi raggiungeva il resto del corpo, per sorvolare un bellissimo cuore rosso, che pompava forte e felice, spinto dalle sensazioni che solo lui sapeva regalarle, spinto dall'energia dei sospiri felici e dalla forza che solo quel sentimento può dare; volava in tutto il resto del corpo, ma ovunque vedeva tracce di lui, ovunque percepiva la sua presenza, e riusciva quasi a vedere come ogni sua singola cellula fosse desiderosa di lui.
Volava con l'anima, che si alzava dal suo corpo ancora più in alto, anelando le nuvole e il rumore del silenzio, sognando la pace e sentendo dentro sé quel desiderio intrinseco di volare vicino a quel Dio a cui tanto si ostinava a credere, sebbene il suo punto fermo fosse sempre lui, l'uomo che sentiva legato a lei.
Volava col corpo, percepiva la sua schiena legata a quel pazzo che l'aveva convinta a lanciarsi insieme a lui con un paracadute, passione della sua vita. Quel pazzo che l'aveva portata in Scozia, così, senza preparare nulla, solo per farla volare un pò di più. Quel pazzo che amava così pazzamente, e da cui era amata così pazzamente. L'amore è follia, la follia è gioia, la gioia è libertà, la libertà è volo, e loro erano in volo, in tutti i sensi. Darlene guardava giù. 
Non sapeva quanto le mancava per toccare terra, ma sapeva che non avrebbe mai messo i piedi per terra perdendosi nei sogni che le arrivavano alla mente fissando i bellissimi, tenebrosi occhi di lui. Non sapeva dov'era finito il terrore che aveva provato l'attimo prima del salto, sostituito in un istante dalla fiducia cieca per il suo uomo. Non sapeva quando si sarebbe buttata di nuovo, ma sapeva che l'avrebbe fatto perchè sentiva già di adorare il sapore del volo. Non sapeva che dopo aver toccato terra avrebbe subito volato ancora, nel volo più bello e potente che esista, nel volo improvviso, violento e saporito che solo un anello e un uomo inginocchiato possono avviare.